Colella sulla produzione industriale: “Segnali positivi ma non sufficienti a definire un quadro economico soddisfacente”

 

L’Istat ha pubblicato i nuovi dati sulla produzione industriale che a settembre 2017, dopo quattro mesi di continua crescita, registra una diminuzione dell’1,3% rispetto ad agosto.

Mentre cresce il dato nel comparto dei beni di consumo (+0,4%); diminuzioni segnano invece i raggruppamenti dell’energia (-6,3%), dei beni intermedi (-3,0%) e dei beni strumentali
(-2,0%). I livelli di attività rimangono comunque elevati ed allineati con quelli di luglio 2017 per tutti i principali raggruppamenti, ad eccezione dell’energia. Per quanto riguarda i settori di attività economica, a settembre 2017 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+11,1%), della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+7,9%) e della fabbricazione di mezzi di trasporto (+5,9%)

Comunque In Italia si rafforzano i segnali di ripresa in tutti i comparti produttivi e nel mercato del lavoro mentre prosegue il rallentamento dell’inflazione. L’indicatore anticipatore registra una variazione marcatamente positiva delineando un rafforzamento della fase di crescita economica.

Gli ultimi dati sviluppati per il 2015, le imprese attive nell’industria e nei servizi di mercato sono 4,2 milioni e occupano 15,7 milioni di addetti, di cui 10,9 milioni dipendenti. Il valore aggiunto raggiunge i 716 miliardi di euro.

Per il secondo anno consecutivo cresce il valore aggiunto nell’industria e nei servizi di mercato (+4%), in accelerazione rispetto al +1,5% del 2014 grazie alla maggiore crescita del fatturato (+1,2%) rispetto ai costi intermedi (+0,6%). Anche gli investimenti sono in espansione ma l’incremento è più contenuto (+2,7% dopo il +7,3% nel 2014 sul 2013).

Il margine operativo lordo è in decisa crescita (+5,8%), con un contestuale incremento dal 26,8% al 28,3% dell’incidenza dei profitti lordi sul valore aggiunto.

Ovviamente l’importanza del fattore dimensionale e dell’organizzazione in gruppo per la performance di crescita tra il 2015 e il 2014 è confermato anche dai risultati delle grandi imprese che registrano una crescita del valore aggiunto del 6,3% e del margine operativo lordo del 9,1%. L’81,5% delle grandi imprese è infatti organizzato in gruppo, impiega il 90% di addetti e realizza il 95,3% del valore aggiunto delle imprese con 250 e più addetti.

Il settore dei servizi, con il 78,2% di imprese e due terzi degli addetti totali, registra una crescita del valore aggiunto lievemente superiore alla media (+4,6%).

Sono dati positivi in considerazione della forte crisi che ha investito le piccole e medie imprese in questi anni trascorsi, ma ancora non sufficienti per definire un quadro economico molto soddisfacente. E’ necessario puntare sul rilancio delle aziende innovative e attivazione di tutti quegli strumenti che possano prevedere un rilancio completo dell’economia del nostro Paese.

Domenico Colella

Segretario Generale Confimprese Italia

Lascia un commento