Def, Pil 2017 e 2018 a 1,5%. Cala il debito. Il Governo scommette tutto, o quasi, sulla ripresa

Il debito pubblico scende, la fiducia dei mercati prevista in crescita, saranno eliminate le clausole di salvaguardia e la rottamazione bis delle cartelle è un provvedimento allo studio. Questi e altri i provvedimenti del governo annunciati dal ministro Pier Carlo Padoan in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che sabato 23 settembre ha varato la Nota di aggiornamento al Def, propedeutica alla legge di bilancio che dovrà essere presentata al Parlamento entro il 20 ottobre. Inutile, per ora, ogni commento sulla manovra, che il Premier Gentiloni ha definito ‘non depressiva’. Ora è il tempo, però, del confronto con le associazioni datoriali, che potrebbero fare proposte di miglioramento qualificante sui provvedimenti che ha in mente l’Esecutivo. Ma andiamo a rileggere le parole del titolare dell’economia nazionale, Padoan:”Il debito sta cominciando a scendere, anche tenendo conto delle somme messe a disposizione dal sistema bancario per affrontare situazioni di crisi e prevediamo un sentiero di discesa che accelera, il che vuol dire che la fiducia sui mercati aumenterà“. Il rapporto debito/pil è del 132% nel 2016, sarà del 131,6% nel 2017 e del 129,9% nel 2018, ha reso noto il ministro dell’Economia. (In seguito il comunicato del Consiglio dei Ministri corregge leggermente le cifre fornite dal ministro Padoan: nel 2017 sarà al 131,6%, nel 2018 al 130%, nel 2019 al 127,1%).
 
 
Rottamazione bis delle cartelle
“La rottamazione bis delle cartelle esattoriali è una delle tante misure che stiamo valutando, prodromica rispetto alla legge di bilancio”.
 
“Nella legge di bilancio 2018 ci sarà l’eliminazione delle clausole di salvaguardia (stop all’aumento di accise e Iva, ndr). Il quadro di finanza pubblica sarà riempito dalla legge di bilancio ma è un quadro che permette di dire con chiarezza che le clausole saranno totalmente eliminate. Ci permette di dire che le politiche invariate saranno sostenute e che ci potranno essere margini per alcune priorità selezionate. In parte grazie a una crescita più elevata e all’accordo con la Commissione Ue, il Paese dispone di uno spazio fiscale più ampio”.
 
 
Rapporto deficit/Pil in equilibrio nel 2020 
“Il rapporto deficit/Pil si assesterà all’1,6% nel 2018, allo 0,9% in 2019 e allo 0,2% nel 2020. C’è tecnicamente un sostanziale raggiungimento dell’equilibrio nel 2020.
 
 
I tweet su occupazione e debito
“La ripresa dell’occupazione con la creazione di 900mila nuovi posti di lavoro negli ultimi tre anni è un buon punto di partenza”. E’ quanto sottolinea il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in un tweet, dopo l’approvazione della Nota di aggiornamento al Def in Consiglio dei ministri. Una scommessa, quella del Governo, anche se la gran parte degli italiani non ha ancora percepito il vento della ripresa e sono ancora deboli e parziali i numeri che riguardano domanda interna ed occupazione.
 
La sintesi su quanto l’Esecutivo spera di incassare è contenuto in una doppia scommessa sintetizzata in poche righe da Dino Pesole sul Sole 24 Ore: “E’ una doppia scommessa quella che il Governo consegna alla prossima legge di Bilancio: stabilizzazione e avvio della riduzione del rapporto debito/pil , obiettivi più ambiziosi sul versante della crescita. Ha ragione il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni quando sottolinea che il quadro generale è decisamente più incoraggiante rispetto a quanto era lecito prevedere sei mesi fa. La prudenza tuttavia è d’obbligo, tanto che lo stesso Gentiloni mette in guardia dal rischio di disperdere il “dividendo” della maggiore crescita («non è il momento di sperperare risorse»).
Il nodo Relazione tecnica
Si guarda evidentemente ai prossimi passaggi parlamentari, a partire dall’imminente voto sulla Relazione con cui il Governo chiede alle Camere l’autorizzazione a deviare dal percorso verso l’obiettivo di medio termine (il pareggio di bilancio in termini strutturali). Votazione per la quale, in ossequio alla “legge rinforzata” del 2012, attuativa del nuovo articolo 81 della Costituzione, è richiesta la maggioranza assoluta (al Senato occorrono 161 voti). Poi il confronto si sposterà sui contenuti della manovra, e anche in questo caso sarà tutt’altro che semplice far fronte alle molteplici spinte che verranno dal Parlamento ad allargare i cordoni della borsa in chiave prettamente elettorale. E’ l’ultima manovra di bilancio della legislatura, quella che precede le elezioni della prossima primavera”.
Su questo è necessario ragionare perché potrebbe segnare un punto di svolta, o disvelare scenari ancora cupi per il Paese.
Redazione

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