Il debutto delle nuove società sportive dilettantistiche lucrative

Dal 1° gennaio 2018, per effetto delle disposizioni contenute nell’art. 1, commi da 353 a 360, della legge n. 205/2017, è possibile lo svolgimento di attività sportive dilettantistiche con scopo di lucro, mediante costituzione di una società in una delle forme previste dal Titolo V del Libro V, c.c.

La L. 27 dicembre 2017, n. 205 (Legge di Bilancio 2018) introduce nell’ordinamento italiano la figura delle società sportive lucrative che per essere qualificate come tali dovranno avere ad oggetto, sempre e necessariamente, una disciplina sportiva.

Soltanto queste potranno ottenere il riconoscimento ed essere iscritte nel Registro CONI, annualmente trasmesso all’Agenzia delle entrate.

Quanto alle agevolazioni fiscali riconosciute è previsto che l’imposta sul reddito delle società (IRES) verrà ridotta alla metà.

La nuova norma, inoltre, non prevede alcun tipo di limite di fatturato (assenza di lucro oggettivo), anche se a questi sodalizi non saranno attribuibili le agevolazioni tipiche di cui alla legge n. 398/1991 riservate per ora solo alle associazioni o società sportive dilettantistiche senza scopo di lucro.

Le norme sono contenute nei commi da 353 a 360 dell’art. 1 della legge n. 205/2017. Viene poi disposto un incremento della soglia entro la quale sono esclusi da IRPEF i redditi diversi, le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa nonché i premi e compensi erogati dalle società sportive dilettantistiche.

Le nuove norme, che sono entrate in vigore dal 1° gennaio 2018, consentono lo svolgimento di attività sportive dilettantistiche con scopo di lucro, mediante costituzione di una società in una delle forme previste dal Titolo V del Libro V c.c.

Stante tale generico richiamo della norma è da ritenersi perfettamente ammissibile l’esercizio di un’attività sportiva dilettantistica con scopo di lucro anche per il tramite di una società di persone e non solo attraverso una società di capitali.

Si tratta di una importante novità, poiché lo si ricorda, i commi 1 e 2, dell’art. 90, della L. 27 dicembre 2002, n. 289, che avevano introdotto la possibilità di esercitare attività sportive dilettantistiche senza scopo di lucro anche attraverso la forma societaria (in aggiunta a quella associativa), avevano limitato il perimetro alle sole società di capitali.

Ora invece si allaga il tiro a tutte le forme societarie del Titolo V c.c. senza più alcuna distinzione fra società di capitali e di persone.

Il comma 354 dell’art. 1 della legge n. 205/2017 individua, poi gli elementi che, devono essere contenuti a pena di nullità nello statuto delle società sportive dilettantistiche con scopo di lucro; ovvero:

  • nella denominazione o ragione sociale dovrà esserci la dicitura “società sportiva dilettantistica lucrativa”,
  • nell’oggetto sociale o scopo sociale dovrà essere previsto lo svolgimento e l’organizzazione di attività sportive dilettantistiche;
  • agli amministratori viene fatto divieto di ricoprire la medesima carica in altre società o associazioni sportive dilettantistiche affiliate alla medesima federazione sportiva o disciplina associata ovvero riconosciute da un ente di promozione sportiva nell’ambito della stessa disciplina;
  • vi sarà l’obbligo di prevedere nelle strutture sportive, in occasione dell’apertura al pubblico dietro pagamento di corrispettivi a qualsiasi titolo, la presenza di un “direttore tecnico in possesso di determinati titoli (come, ad esempio, diploma ISEF o di laurea quadriennale in Scienze motorie).

Sotto il profilo strettamente fiscale le agevolazioni previste per le nuove società prevedono in primo luogo una riduzione alla metà dell’IRES (dal 24 al 12%). Tale agevolazione è tuttavia subordinata all’ottenimento del riconoscimento da parte del CONI.

Al riguardo va ricordato che il CONI è l’unico ente certificatore, che garantisce che, solo le associazioni e società che svolgono attività sportiva dilettantistica possano usufruire dei benefici fiscali e previdenziali riservati allo sport dal legislatore. La sua funzione certificatrice rimane anche in ambito società sportive aventi scopo di lucro.

L’art. 7 del D.L. 28 maggio 2004, n. 136, convertito, con modificazioni, dalla L. 27 luglio 2004, n. 186 ha infatti stabilito che: “In relazione alla necessità di confermare che il CONI è unico organismo certificatore della effettiva attività sportiva svolta dalle società e dalle associazioni dilettantistiche, le disposizioni di cui ai commi 1, 3, 5, 7, 8, 9, 10, 11 e 12 dell’art. 90 della L. 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, si applicano alle società ed alle associazioni sportive dilettantistiche che sono in possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI, quale garante dell’unicità dell’ordinamento sportivo nazionale ai sensi dell’art. 5, comma 1, del D.Lgs. 23 luglio 1999, n. 242, e successivi

Su questo aspetto va segnalato che per effetto della delibera (del Consiglio nazionale CONI) del 18 luglio 2017, dal 1° gennaio 2018 entrano in vigore nuove disposizioni che regolano il funzionamento del registro delle società e delle associazioni sportive dilettantistiche.

Le novità sono essenzialmente volte a semplificare la fase di iscrizione al registro che prevede che siano direttamente gli organismi affilianti, e non più la singola associazione, ad effettuarla una volta conclusa la fase dell’affiliazione e del tesseramento (fino al 31 dicembre 2017 non era così, atteso che solo per alcune federazioni il passaggio era automatico, per altre invece era necessario affrontare un doppio transito con un’iscrizione alla propria federazione di appartenenza ed una ulteriore al Registro del CONI).

Dal 1° gennaio 2018 è altresì disponibile il nuovo applicativo per accedere alla sezione riservata del Registro del CONI al fine di verificare le informazioni esistenti, (alcune peraltro trasmigrate dall’ applicativo in vigore fino al 31 dicembre 2017), stampare il certificato di iscrizione, nonché utilizzare le altre funzioni opzionali che saranno rese disponibili per associazioni/società.

Sul punto si segnala che tutte le utenze attive fino al 31 dicembre 2017 non saranno più valide e, pertanto, il legale rappresentante di ogni singola associazione/società sportiva, dovrà provvedere ad accreditarsi alla nuova piattaforma, per poter accedere alla propria scheda e usufruire degli ulteriori servizi messi a disposizione dal registro (es: inserimento rendiconto economico-finanziario, possibilità di redigere e stampare le ricevute rilasciate agli associati/tesserati, ecc.).

Le novità introdotte dal 1° gennaio 2018 consentiranno alle singole associazioni/società sportive di poter dimostrare in sede di controlli da parte dei soggetti istituzionali (Agenzia delle entrate, SIAE, INPS) in maniera più agevole la loro reale natura sportivo-dilettantistica.

Collaborazioni coordinate e continuative

Il successivo comma 356 prevede inoltre che alle società in questione non si applicheranno i divieti di cui al comma 1 del D.Lgs. n. 81/2015 in tema di collaborazioni coordinate continuative. I successivi commi 358, 359 e 360 prevedono che in ambito sportivo dilettantistico:

  • solo i compensi derivanti dai contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati da associazioni e società sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI costituiscono redditi diversi ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. m), del T.U.I.R. quindi non tassabili fino al limite di 7.500 (ora dal 1° gennaio 2018, elevato a 10.000 euro);
  • i compensi derivanti dai contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati dalle società sportive dilettantistiche lucrative riconosciute dal CONI costituiscono invece redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente ai sensi dell’art. 50 del citato T.U.I.R.

Ai fini previdenziali, i lavoratori coordinati e continuativi delle società sportive dilettantistiche con scopo di lucro vanno iscritti, al fondo pensioni lavoratori dello spettacolo istituito presso l’INPS (ex ENPALS).

Per i primi cinque anni dalla data di entrata in vigore della Legge di Bilancio 2018, la contribuzione al predetto fondo pensioni sarà dovuta nei limiti del 50% del compenso spettante al collaboratore.

Di conseguenza però, anche l’imponibile pensionistico verrà ridotto in misura equivalente.

Infine viene espressamente previsto che nei confronti di questi collaboratori non debbano operare forme di assicurazione diverse da quella per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti.

Infine, va sottolineato come per queste nuove società dilettantistiche “for profit” non vi sarà alcuna possibilità di usufruire delle norme agevolative fiscali della legge n. 398/1991 e della legge n. 289/2002, espressamente inapplicabili perché specificatamente previste solo per i sodalizi non aventi scopo di lucro.

Imposte indirette

Quanto alle imposte indirette va segnalato che le nuove società lucrative non potranno determinare l’IVA in maniera forfetaria, secondo i canoni dell’art. 74, comma 6, D.P.R. n. 633/1972, (sulla base del quale l’IVA si applicata con una detrazione accordata pari al 50%, ex art. 19 del D.P.R. n. 633/1972, a titolo di riduzione forfetaria per il versamento all’Erario).

Tale agevolazione, prevista per gli enti non profit del dilettantismo sportivo in regime ex lege n. 398/1991, resterà fruibile solo per quest’ultimi.

Per i servizi di carattere sportivo resi dalle nuove società sportive dilettantistiche lucrative riconosciute dal CONI nei confronti di chi pratica l’attività sportiva a titolo occasionale o continuativo in impianti gestiti da tali società, l’IVA viene ora stabilita con aliquota al 10%.

La novità si realizza tramite l’introduzione, a regime nella tabella A, parte III, allegata al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, del nuovo numero 123-quater che per l’appunto disciplina la materia per le SSDL.

Va tuttavia evidenziato come vi siano al momento incertezze circa l’esatto perimetro applicativo della norma. Non è chiaro, infatti, cosa esattamente debba intendersi per “servizi di carattere sportivo” atteso che la norma non lega tale definizione ad eventuali riferimenti che sarebbero stati utili nell’identificare l’esatta portata della disposizione, tipo di natura “dilettantistica” o “riconosciuti dal CONI”.

Inoltre va rilevato che la stessa norma, per definizione, si riferisce solo a quelle attività realizzate in ambito di impianti gestiti dalle SSDL, per cui sembrerebbe che se la società lucrativa li organizzasse al di fuori dell’impianto sportivo da questi gestito, tali attività sarebbero, in linea di principio soggette ad aliquota IVA ordinaria, cosa che francamente sembrerebbe in disaccordo con il fine istitutivo della Legge.

Per queste risposte, dunque, non ci resta che attendere un intervento chiarificatore ufficiale.

Altre agevolazioni fiscali

La Legge di Bilancio 2018 non detta una disciplina specifica per le società sportive con scopo di lucro.

Non vi è, infatti, una norma analoga a quella che ha previsto l’introduzione delle SSD non lucrative nel 2002, che richiamava in quella fattispecie, l’intero impianto delle disposizioni normative riguardanti le ASD.

In questo caso, dunque, sarà necessario di volta in volta verificare la singola normativa e capire l’applicabilità della stessa ai nuovi sodalizi.

In primo luogo si evidenzia che, sulla base del testo di legge, risulterebbe pienamente applicabile anche per le SSDL, una norma di primaria importanza, ossia l’art. 67, lett. m) del T.U.I.R., riguardante i rimborsi forfettari di spesa e/o compensi destinati agli atleti/collaboratori dilettanti.

A ben vedere, infatti, il citato articolo delimita il contesto applicativo all’esercizio diretto di attività sportiva dilettantistica non contenendo altre specifiche variazioni sul tema, facendo così decisamente propendere per l’applicabilità della stessa anche ai sodalizi dilettantistici a scopo di lucro.

Del resto, a precisare ancora meglio l’ambito di operatività, viene in aiuto la risoluzione n. 34/E del 2001 dell’Agenzia delle entrate, la quale aveva precisato che mediante l’espressione “esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche” si è voluto ricondurre nel regime agevolato i compensi corrisposti ai soggetti che partecipano direttamente alla realizzazione della manifestazione sportiva a carattere dilettantistico, vale a dire tutti quei soggetti “le cui prestazioni sono funzionali alla manifestazione sportiva dilettantistica determinandone, in sostanza, la concreta realizzazione, ivi compresi coloro che nell’ambito e per effetto delle funzioni di rappresentanza dell’associazione di norma presenziano all’evento sportivo”.

Come si vede anche in questo caso i riferimenti sono ancorati all’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche.

Per cui è naturale concludere che l’applicazione della disposizione è pienamente valida anche per i nuovi sodalizi sportivi introdotti dalla Legge di Bilancio 2018, che è indubbio che esercitino attività sportiva dilettantistica seppur attraverso una società di tipo lucrativo.

Tanto evidenziato l’occasione è buona per riepilogare l’ambito di operatività di questa disciplina la cui applicazione nella pratica non risulta sempre agevole e che rimane il fulcro agevolativo nell’ambito dello sport dilettantistico.

Al riguardo si ricorda che l’art. 67, lett. m), del T.U.I.R. stabilisce che sono redditi diversi se stanziati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche:

  • le indennità di trasferta,
  • i rimborsi forfetari di spesa, i premi,
  • i compensi erogati da parte del CONI, dalle federazioni sportive nazionali, dall’Unione nazionale per l’incremento delle razze equine (Unire), dagli enti di promozione sportiva,
  • i compensi da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto (quindi, anche dalle associazioni sportive dilettantistiche).

Tali redditi diversi, ai sensi di quanto previsto dall’art. 69, comma 2, del T.U.I.R., non concorrono a formare il reddito per un importo non superiore complessivamente nel periodo d’imposta a 7.500 euro (dal 1° gennaio 2018 la soglia è elevata a 10.000 euro).

Infine va ricordato che non concorrono, a formare il reddito nemmeno i rimborsi di spese documentate relative al vitto, all’alloggio, al viaggio e al trasporto registrati in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale per qualsiasi importo sostenuto.

Va tuttavia sottolineato come i compensi che rientrano nell’ambito applicativo dell’art. 67, comma 1, lett. m), del T.U.I.R., sono però solo quelli erogati a favore dei seguenti soggetti:

  • istruttori/tecnici, allenatori, preparatori atletici;
  • atleti dilettanti,
  • arbitri, giudici di gara e commissari speciali, impegnati in gare o manifestazioni, aventi natura dilettantistica,
  • dirigenti dell’associazione, impegnati nelle singole manifestazioni (es. dirigente accompagnatore ufficiale).

In conclusione, al fine di stabilire la riconducibilità di questi compensi nell’ambito di applicabilità di cui art. 67 del T.U.I.R., è necessario, che siano verificati entrambi i requisiti (soggettivo ed oggettivo):

  • gli stessi devono essere erogati a favore di uno dei soggetti sopra indicati (atleti dilettanti allenatori, ecc.);
  • devono essere erogati con riferimento a manifestazioni aventi carattere dilettantistico.

Pertanto non potranno mai essere redditi diversi ex art. 67, lett. m), i compensi corrisposti all’istruttore professionista (es. soggetto con p.IVA) nell’ipotesi in cui questi sia impegnato in una manifestazione sportiva dilettantistica, come non lo saranno nemmeno i compensi spettanti all’atleta dilettante impegnato nell’ambito di una manifestazione di carattere professionistico.

Fra gli interventi previsti dalla Legge di Bilancio 2018 vi è anche l’aumento da 7.500 a 10.000 euro della franchigia fiscale al di sotto della quale indennità, rimborsi forfettari, premi e compensi erogati ad atleti, allenatori e staff in ambito sportivo dilettantistico non risultano imponibili ai fini IRPEF secondo quanto previsto dal comma 367.

Nel caso in cui il sodalizio sportivo eroghi compensi superiori alla soglia di euro 10.000, sulla parte eccedente tale importo, la stesso è tenuto, all’atto del pagamento, ad operare, una ritenuta nella misura fissata per il primo scaglione di reddito ai fini IRPEF (23%), maggiorata delle addizionali regionale e comunale.

La ritenuta è a titolo d’imposta per la parte imponibile dei compensi che va da 10.000,01 euro fino a 28.158,28 euro, mentre è a titolo d’acconto sulla parte eccedente 28.158,28 euro.

Il soggetto che percepisce i compensi dovrà tassare in dichiarazione dei redditi solo quelli eccedenti i 28.158,28 euro.

 

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