Commissione Ue taglia ancora le stime di crescita dell’Italia. Conte: “Ingeneroso”. Tria: “Non tiene conto dei dati del primo trimestre”

 

La Commissione Ue taglia ancora le previsioni di crescita dell’ Italia: +0,9% nel 2018, +0,1% nel 2019, +0,7% nel 2020. Nella nuova stima, senza aumento dell’Iva, il deficit sale a 2,5% nel 2019 e 3,5% nel 2020. Mentre il debito schizza a 133,7% nel 2019 e a 135,2% nel 2020. Critica la posizione del Governo, espressa dal Presidente del Consiglio Conte e dal ministro Tria: “Le previsioni della Commissione Europea mi sembrano ingenerose” ha detto il Premier. E questo perché lo 0,1% significherebbe che gli ultimi provvedimenti presi non “avrebbero nessuna prospettiva di crescita”. Secondo Conte “non valutare che le nostre misure avranno qualche impatto è un atteggiamento pregiudizialmente negativo da parte della Commissione”.  Le misure prese dal governo “continueranno a produrre effetti”. “Ci aspettiamo nel secondo trimestre una crescita che confidiamo e speriamo sostenuta”. “Abbiamo un percorso di politica economica e sociale – ha sottolineato – e lo perseguiamo con determinazione e lasciamo ad analisti, esperti, istituzioni finanziarie interne ed estere fare le loro previsioni. A noi interessa un percorso ben definito”.

‘L’Ue non tiene conto di dati del primo trimestre che non erano negativi’, risponde il ministro Tria che definisce ‘politica’ la previsione sul deficit. Le previsioni sul deficit di Bruxelles – ha spiegato Tria – “sono sostanzialmente uguali, tranne che per l’anno prossimo, ma lì c’è il problema legato ad una vecchia discussione con la Commissione europea”. E cioe’ che “loro fanno previsioni, come dicono, a politiche invariate”, vale a dire a “legislazione invariata”. Considerando cioe’ quanto accaduto negli “anni passati”, quando non vennero applicati aumenti dell’Iva. Per il ministro bisognerebbe invece considerare che nello stesso Def e nella risoluzione del Parlamento “si chiede un aumento dell’Iva e si chiede di mantenere gli obiettivi di deficit pubblico”. Insomma, ha spiegato, “quando si considerano le politiche invariate bisognerebbe tener conto di questo”. “Su questo punto – ha aggiunto – mi sembra che piu’ che una previsione economica sia una previsione politica. Ma in ogni caso non drammatizzerei perché tra quattro mesi le previsioni politiche ed economiche si congiungeranno per forza. Quindi – ha concluso il ministro a Parigi – non vedo nessuna novità: sia noi che la Commissione europea stiamo aspettando di vedere come evolve la congiuntura internazionale, le tensioni sul commercio internazionale, per capire come l’Europa nel suo complesso, in particolare l’eurozona e la Germania, andranno in termini di crescita economica. E l’Italia è ovviamente collegata a queste economie”.

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