Istat conferma il crollo della natalità

Il persistente calo della natalità si ripercuote soprattutto sui primi figli che si riducono a 204.883, 79mila in meno rispetto al 2008. Il numero medio di figli per donna scende ancora attestandosi a 1,29; nel 2010, anno di massimo relativo della fecondità, era 1,46. Spetta al Nord il primato dei livelli più elevati di fecondità (1,32 nel Nord-ovest e 1,36 nel Nord-est), soprattutto nelle Province Autonome di Bolzano e Trento (rispettivamente 1,72 e 1,45), in Valle d’Aosta (1,38) e Lombardia (1,35). Al Centro e al Sud  i livelli di fecondità sono molto vicini (1,23 e 1,26) ma, rispetto all’anno precedente, entrambi presentano una flessione. A livello regionale, la Sardegna presenta il piu’ basso livello di fecondità (1,02), ancora in diminuzione rispetto al 2017 (1,06).  

La quota di nati con almeno un genitore straniero (96.578, in diminuzione dal 2012) è stata del 22%. I nati da genitori entrambi stranieri sono 65.444 (14,9% del totale dei nati). In totale, lo scorso anno si è avuto un calo del 4% di nati iscritti all’anagrafe nel 2018 rispetto al 2017. Il calo è attribuibile prevalentemente alla diminuzione dei figli di genitori entrambi italiani (-15.771 unità, l’85,7% del calo dei nati registrato nell’ultimo anno).  

Il dispiegarsi degli effetti sociali della crisi economica – spiega l’Istituto di statistica – ha agito direttamente sulla cadenza delle nascite. Le donne residenti in Italia hanno accentuato il rinvio dell’esperienza riproduttiva verso età sempre più avanzate. Cresce l’età media alla nascita del primo figlio, che si attesta a 31,2 anni nel 2018 (tre anni in più rispetto al 1995). 

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